Riflessioni sul I° seminario di teatro: Caos e Metodo
Alle partecipanti dal relatore
Il Cerchio, Madame, vi ha prese. Il vagare continuo, liquido,delle vostre menti e dei vostri corpi, in quello spazio esiguo tra le sedie; ha creato solo per qualche istante "la moltitudine". Il passo morbido, l'espressione neutra, il ritmo comune. Le vostre percezioni dapprima caotiche, confuse, hanno lentamente confluito nel flusso ma solo per qualche istante.
Quando il Cerchio aprirà il varco della moltitudine, i vostri occhi si spalancheranno ingordi di ogni visione. Le vostre narici cercheranno nuovi odori e le vostre lingue nuovi sapori, niente allora vi basterà, nessuno, vi basterà. La ricerca del particolare vi darà assuefazione e non c'è, modo migliore di morire.
Madhreth Osteka
I partecipanti hanno commentato:
Virginia Rasmovick:
ricompongo, pezzi di me stessa scelti da altri, frammenti di ricordo che, metabolizzati giungono ad essere il divenire ciclico.
attraverso lo studio dei movimenti degli altri, ho scomposto e riprodotto il mio, solo divenendo Uno si concepisce lo spirito della moltitudine, lo stesso spirito che porta alla ricomposizione della vita.
Da questa lezione ho imparato ad osservare, i dettagli sono frammenti, ma creano l'Uno che forma a sua volta la moltitudine:il dipanarsi della matassa di cui ognuno ha l'incipit.
Teseo(caos) ed Arianna(metodo)
termini fra loro dipendenti, se manca il caos non esiste il metodo.
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Varyena Azuviir:
…Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va... ~Eraclito~
Il fatto che tutto scorra, ci ha sempre impedito di cogliere appieno ciò che abbiamo dinanzi.
La nostra attenzione riposta nei meandri della mente fa fatica a tornare a galla per divenire parte attiva e preponderante di noi. Ciò che ci circonda ci sfugge, ciò che vediamo, da una sola prospettiva ci appare spesso privo di senso, caotico, senza scopo alcuno. Che sia parte della natura o umana il nostro occhio non riesce a coglierne appieno il significato, l’essenza. Consideriamo dunque un petalo, ad esempio, come una semplice parte di fiore, senza poter godere del suo profumo, della sua morbidezza simile al velluto, del suo colore vivo che ci riporta alla memoria altri immagini ed altri ricordi, non riusciamo a ricollegarlo alla grandezza ed alla meraviglia della natura e non riusciamo a collocare il petalo nell’ordine delle cose.
La paura di assorbire il mondo, di renderlo parte di noi, di lasciarci andare per far si che confluisca, che con prepotenza scorra nelle nostre vene ci rende apatici alla vita; la paura che i nostri pensieri apparentemente ordinati vengano fagocitati dal Caos che nell’armonia vive attorno a noi ci ferma impedendoci appieno di godere di ciò che il mondo stesso nelle sue visioni prospettiche ci offre.
Ciò che ci avete proposto, che avete imposto cautamente di fare, il viaggiare in cerchio, il divenire parte della moltitudine, per assorbire dalla moltitudine stesso quanto ci occorre per raggiungere infine la ricerca incessante del particolare, il fatto che abbiate rinchiuso i nostri corpi in uno spazio così ristretto, imponendoci di cedere, ha scalfito le barriere che il nostro Io erge per tenere in sé i pensieri.
Le percezioni del mondo, le percezioni di noi, del nostro essere, del nostro pensare sono diventate in questo modo parte del flusso stesso in cui volenti o nolenti ci avete immersi, seppur per breve tempo, anche se solo per qualche istante, nel buio sconclusionato della nostra mente, della mia mente, fra le mille voci e la fitta rete di pensieri inutili e dormienti, mi è parso di scorgere qualcosa di diverso, uno spiraglio lieve di luce, che mi induce adesso a voler ritentare, a voler andare oltre e a non accontentarmi di ciò che ho con occhi nuovi visto e piacevolmente provato.
L’essere parte di una moltitudine, l’avermi fatto girovagare nella perfezione caotica del cerchio non da sola, l’avermi guidata nel cammino, in cui riottosa mi sono immersa, sia che il cammino poi sia stato seguito lungo il perimetro o che i miei passi abbiano tagliato in diagonale per i vari raggi del cerchio, ha fatto si che lo schema mentale apparentemente scomposto che mi avete detto di non seguire più, scomposto perché non creato semplicemente da noi, ma fatto da tante idee, da tante menti, da tanti gesti, questo schema mentale ci ha resi, mi ha resa morbida, melliflua, pronti a recepire. Recepire cosa? Come Caos e metodo seppur equidistanti alla fine si assomiglino. Come entrambi gli opposti si attraggano nell’essenza della persona che seguendo i particolari riesce ad affrontare il Caos che la circonda, con metodo, con ordine. Metodicità data dal nostro fluire diviene normalità dunque nel recepire le visioni particolari che il mondo cosi disordinatamente ci offre. Il vostro mostrare nuove visioni, visioni che probabilmente erano già in noi, ma attendevano che una voce le risvegliasse, le facesse uscire dal letargo in cui noi le avevamo condotte, portando la nostra mente ad un inverno perenne ci permetterà, probabilmente, col tempo di togliere tutti i legacci che opprimono il nostro essere, e se riuscissimo a divenire come l’acqua e dico proprio acqua e non altra materia poiché è solo l’acqua che prende la forma allora potremmo cogliere in pieno la visione che voi ci prospettate innanzi e divenire ubriachi di essa, non riuscire a fare a meno di quei particolari e partire alla ricerca del nuovo, che sia un odore, un sapore, un suono, una sensazione o semplicemente un’emozione. L’acqua che riesce ad attraversare una roccia senza interstizi, diviene bottiglia se la si mette in essa, calice se in esso si riversa è l’unica che realmente fa parte del flusso, della marea, della moltitudine. Essa stessa è moltitudine, perché è cedevole, si arrende sempre agli eventi Diviene ghiaccio, diviene pioggia, diviene vapore, il mondo che la circonda la plasma, la migliora, la mitiga, la trasforma, la mostra al mondo sotto diverse sfaccettature, ed ella è capace, capace come noi dovremmo essere, di riflettere ciò che la colpisce. Noi, o in miglior modo io per lasciare che il ritmo comune diventi parte integrante del mio Io, devo recepire le vostre parole e divenire così essere nella trasparenza, perché solo col riflettere le emozioni e i gesti degli altri colti seguendone i particolari, seguendone i dettagli che rendono ogni cosa unica, solo allora si diviene pronti veramente ad affrontare il caos con metodo.






